La Magna Via Francigena tra la bellezza di Monreale.

In cima al colle chiamato Montagna Reale, una Diocesi ed un Comune ruotano attorno alla bellezza che la casa normanna degli Altavilla, sin dal XII secolo, decise di lasciare  tra le tessere policrome e i marmi pregiati della Cattedrale, eretta per loro volere.

Cattedra vescovile della famiglia francese, voluta da Guglielmo II nel 1174, fu il gioiello della casa normanna e, nel giro di pochi anni, incamerò donazioni e beni da tutta la Sicilia, diventando subito una delle realtà politiche ed ecclesiastiche più grandi di Sicilia.

Nel corso del tempo  l’Arcidiocesi di Monreale  ha mantenuto quel ruolo di primaria importanza nel territorio e decine sono gli studiosi che sfogliano le antiche pergamene dell’Archivio Storico alla ricerca di testimonianze e conferma nello studio.

I Cammini Francigeni non potevano fare a meno della loro preziosa collaborazione, né di quella dell’Amministrazione Comunale che ha lavorato in questi mesi per la stipula di questo triplice accordo, che lega la nostra Associazione all’Arcidiocesi e al Comune per tutti i progetti riguardanti le Vie Francigene di Sicilia e lo sviluppo degli itinerari storici della Diocesi.

Proprio per questo ieri mattina presso i saloni dell’Arcivescovado di Monreale abbiamo organizzato un incontro ed una tavola rotonda dal tono molto informale ma che ha segnato certamente un momento importante per la nostra Associazione. Sono stati firmati i protocolli d’intesa tra il comune di Castronovo di Sicilia e il Comune di Monreale in merito al progetto Magna Via Francigena ed il protocollo tra la nostra associazioneil Comune e l’Arcidiocesi di Monreale, per suggellare una sinergia che a breve porterà agli accordi anche con quelle di Palermo e Piana degli Albanesi.

Cura dei viaggiatori, accoglienza fisica e spirituale, esperienze di strada e racconti hanno contribuito a rendere l’incontro, un appuntamento prezioso, creando i presupposti per mettere insieme un team capace di poter interloquire, aiutare e accudire i pellegrini e i camminatori che percorreranno le Vie Francigene in direzione Agrigento.

Hanno partecipato sua Eccellenza monsignor Michele Pennisi che ha introdotto gli ospiti ed ha ascoltato attentamente le relazioni tecniche ed esperienziali di tutti i partecipanti; il referente della diocesi di Gubbio Simone Minelli, responsabile della Piccola Accoglienza Gubbio che ha mostrato come una programmazione che mette al centro l’accoglienza alla persona e un’attenzione alle esigenze fisiche e spirituali del pellegrino portino la diocesi ad assolvere al precetto misericordioso dell’Accoglienza; il Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiali di Agrigento, padre Giuseppe Pontillo e la storica dell’arte dott.ssa Domenica Brancato, che hanno illustrato la road-map per la costituenda creazione del Parco Culturale Ecclesiale nella diocesi agrigentina, dimostrando come l’accoglienza semplice che viene elargita da due anni ai pellegrini, permetta un’interazione più concreta con le finalità spirituali del percorso; i sindaci del Comune di Monreale, Piero Capizzi e di Castronovo di Sicilia, Francesco Onorato, accompagnati dai loro staff, la Consigliere Comunale dott.ssa Manuela Quadrante per Monreale e l’Assessore alla cultura Calogero Colletto e la responsabile amministrativa del progetto, l’arch. Cosima Orlando.

Ciò che abbiamo provato a mettere in evidenza sono stati i concetti cardine del nostro agire sul territorio: accoglienza, amicizia e riconciliazione, perché solo in questo senso il cammino può diventare sintesi di una esperienza molto più ampia e complessa di quanto possa semplicemente apparire.

Non saranno solo i numeri a confortarci, non sarà la stipula di un accordo o di un protocollo, non sarà la gioia per un comune che si aggiunge nella nostra famiglia e di una tra le diocesi più importanti per il suo bagaglio storico e documentale. Vogliamo che questo accordo sia un seme, piantato e curato, che germogli e dia frutto e che tutti i camminatori possano trovarsi riposati e accolti tra le antiche mura della Cattedrale, all’ombra degli imponenti e maestosi mosaici che narrano la storia della salvezza, tra i giardini del chiostro, tra gente ospitale qual è il popolo di Monreale. Solo così sapremo di aver fatto la cosa giusta.

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Palermo 2018, “capitale” a base culturale

Pochi giorni fa, il Ministro Franceschini riceveva dalle mani del prof. Stefano Baia Curioni – Storia Economica alla Bocconi, ndr – la busta con dentro il nome della città candidata vincitrice del titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2018. Accanto a #Matera2019, capitale europea della cultura, il Sud si arricchisce di un altro prestigioso titolo, per dar vita e corpo alla progettazione di un nuovo corso, di nuove speranze, di nuove idee per il futuro sostenibile delle nostre città.

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Ciò che colpisce nella relazione del prof. Baia Curioni  è l’analisi  delle interrelazioni tra il modello di sviluppo economico, precedente ai cambiamenti  sociali in atto e la nuova linea progettuale che  le città candidate hanno seguito nel presentare il meglio della loro offerta alla commissione giudicante. Si capisce subito come le politiche culturali attuate dalle Amministrazioni Comunali debbano avere un compito di “capacitazione“, debbano scendere in campo per creare capacitàalimentare visionialimentare progetti, competenze cognitive ed etiche tali da diventare il sostrato di base alle politiche urbane.

Una città a misura del grado di cultura che vuole veicolare nei suoi progetti. Si sposta così il focus, citando i lavori dell’economista indiano Amartya Sen,  dal concetto di politica culturale a quello di politica a base culturale. Non la formulazione di un semplice evento turistico, non lo sviluppo di un progetto spolverato di storia “perché tanto fa cultura”, ma un sistema che punta ad integrare le dimensioni sociali, urbanistiche ed economiche in piani strutturati in cui la strategia dell’acculturazione gioca un ruolo centrale.

Questo è la mission dei progetti “a base culturale“, questo è l’obiettivo del progetto Vie Francigene di Sicilia: ragionare con i territori, alimentando visioni e apportando competenze per rendere attiva e produttiva la nota culturale costituita dalla storia, dall’archeologia, dalla tradizione enogastronomica, dal deposito immateriale delle tradizioni religiose che la Sicilia mantiene da secoli.

A #Palermo2018 spetta ora questo onere ed onore: la città sarà chiamata a testimoniare l’idea del cambiamento, della progettazione che abbatte il malcostume, la radicalizzazione e l’ideologizzazione delle differenze. E in questo compito arduo sono raccolte le speranze di tante associazioni, come la nostra, che da anni progettano sul territorio palermitano, a contatto diretto con le Amministrazioni, con le imprese, con le altre realtà presenti.

In questa chiave, possiamo leggere l’unanimità della nomina del capoluogo siciliano a Capitale Nazionale della Cultura, specchio delle genti e incrocio mediterraneo dei popoli che, in fuga o in viaggio, trovano ristoro all’ombra delle architetture che le varie dominazioni hanno voluto regalare alla città.

Circa 900 anni fa, Ibn Jubayr, letterato e viaggiatore musulmano nato a Valencia nel 1145, affrontò una peregrinazione iniziata nel 1183 e conclusasi due anni dopo a Granada per rispettare il precetto coranico di visitare la Mecca e, durante il viaggio di ritorno, salvato a forza da un naufragio nello Stretto di Messina, percorse l’antica consolare romana, ormai sotto controllo normanno che permetteva di raggiungere Balarm, la via Messina per la marina, regalandoci questa descrizione della città di Palermo, che ci sembra di buon auspicio per i cambiamenti che verranno:

Essa è la metropoli di queste regioni; aduna in sé i due pregi: comodità e magnificenza. [Troverai quivi] ogni cosa che tu bramar possa, buona o bella […] Stupenda città; somigliante a Cordova per l’architettura […] un limpido fiume la spartisce; quattro fonti erompono da’ suoi lati. […] Le moschee loro sono innumerevoli: la più parte servono di scuola a’ maestri del Corano. […] In questo Cassaro vecchio son de’ palagi che […] abbagliano gli occhi con la loro bellezza [traduzione di M. Amari, da Biblioteca arabo-sicula, 1880]”.

Davide Comunale

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Buon Anno e buoni passi

La strada è soltanto tua.
Altri possono camminare al tuo fianco,
ma nessuno può camminare per te.

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Cari Amici,
Ci siamo presi tempo per inviarvi gli auguri così possiamo farli arrivare doppi!

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La sconfitta del “levici manu”

Quando da ragazzino fai qualcosa che potrebbe avere implicazioni più grandi e complesse, in Sicilia spesso ti senti dire: “levici manu“. Una perifrasi semplice che ti indica il momento in cui devi assolutamente smettere di fare una cosa. È un avvertimento, un consiglio dato da chi ti conosce o da chi ti vuole bene per evitare che tu incorra in guai più grossi, in difficoltà, per evitare infondo che tu compia lo sforzo necessario a risolvere il tuo problema o ad ottenere qualcosa che corrisponde al tuo obiettivo.

Un progetto, un’idea, un lavoro, qualcosa che vada aldilà del tracciato, che super gli schemi, che giri attorno alle gabbie della paura e dell’immobilismo che spesso ci contraddistinguono riceve, da una percentuale di persone atavicamente spaventate, questa breve e liquidante risposta: “Levici manu“.

Queste considerazioni non sono di certo un accusa a chi è andato via, a chi ha dovuto inscatolare i propri sogni e riempire i propri zaini e valigie per andare in Inghilterra o in Germania o dovunque si riesca a pensare che le condizioni di vita possono e devono garantire la stabilità e la felicità della persona attraverso lo studio e il lavoro.

Oggi i giornali pubblicano le stime del rapporto ‘Italiani nel mondo’  elaborato dalla Fondazione Migrantes che per conto della CEI analizza i dati di quello che possiamo chiamare anche noi un esodo.

Nelle immagini si vede bene come la Sicilia sia tra i primi 5 luoghi da cui si parte e nel dettaglio molte città che noi Siculi Viandanti coi nostri passi attraversiamo, che fanno parte della nostra rete Francigena.

Mi hanno colpito Adrano, Aragona e Palma di Montechiaro, più di Palermo o Catania o Messina, dove il movimento sembra entrare in una percentuale accettabile per una grande città. Ma per quei 9823 uomini e donne che lasciano  la nostra terra, mi chiedo, cosa siamo riusciti ad offrire? Quante volte abbiamo dissuaso loro dal fare?

Quale modello stiamo offendo? Di lavoro, di vita, di sviluppo turistico possibile? 

Noi siamo solo una piccola ONLUS che muove passi e idee, ci ostiniamo a pensare che abbia senso farlo, che Palma di Montechiaro sia più dell’immaginario per cui è conosciuta, che il suo litorale, la bontà dei suoi prodotti, quel sole che si schianta su un mare azzurro perfetto, valga la possibilità di spendere idee e finanziamenti. Crediamo che il panorama della valle del Platani dove Aragona risiede, i suoi monumenti del Seicento spagnolo, le sue vie incastrate come tessere di un puzzle antico, tra anziani desiderosi di raccontare e palloni che inseguono gambe avide di giochi, valga l’investimento turistico sul territorio, valga la scommessa delle aziende agrituristiche che valorano com gli asini e che seguiamo da tempo. Che Adrano sia, insieme ai paesi della valle del Simeto, porta e snodo dell’Etna, delle forre naturalistiche che lasciano giornalisti e registi a bocca aperta, che valga lottare per un Museo Archeologico da poco rinato e fruibile, che serva continuare a scommettere sullo sviluppo sostenibile di un Turismo lento, come continuiamo a proporre noi, come continueremo a fare.

Questo articolo in sintesi non è per chi è partito, è per chi è rimasto! Perché si possa riuscire ad innescare quella voglia di ritorno, di scommessa che sta dentro un “mettici Manu“.
Davide Comunale

Castrum Host..ospitalità diffusa a misura di tutti

In questi giorni, a Castronovo di Sicilia, nei locali del Centro Sociale “L.Tirrito”, sede del Settore Urbanistica,  si è tenuto l’incontro di presentazione del progetto “Cammini Francigeni di Sicilia: Castrum Host – Ospitalià Diffusa, un modello di accoglienza”, organizzato dalla nostra Associazione in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Castronovo di Sicilia.

L’evento s’inserisce a corollario delle iniziative del progetto turistico regionale Magna Via Francigena: tra Palermo e Agrigento sulle orme dei pellegrini, allo scopo di promuovere, rendere fruibile e sviluppare i servizi di accoglienza e ospitalità lungo la tratta interessata. Il progetto  nasce dall’esigenza di incrementare la rete di servizi ricettivi per camminatori e pellegrini in primis, ma per ogni tipologia di turisti che il centro dei Sicani saprà attrarre.

In un territorio la cui capacità imprenditoriale non ha ancora sviluppato -o ha smesso di farlo- luoghi ricettivi per l’afflusso di turisti locali o stranieri, ci si è interrogati su come invertire questa tendenza. Si è quindi pensato di muovere i passi graduali per innescare un processo di coinvolgi
mento responsabile
degli abitanti che, una volta convocati e resi partecipi del processo, hanno risposto egregiamente.inaugurazione castrum host

Hanno aderito all’iniziativa cittadini castronovesi con abitazioni adeguate, commercianti, professionisti o appassionati di storia e cultura locale mettendo a disposizione competenze, saperi e conoscenza del territorio.

Adesso ci sono più di 40 posti letto disponibili nel centro nevralgico della Magna Via Francigena, un primo passo per diffondere il concetto di accoglienza, di movimento dolce (slow tourism), di turismo di qualità, di responsabilità, di eco-sostenibilità, per la riscoperta e valorizzazione dei percorsi storico, culturali e religiosi del territorio.

La sottoscrizione di tali accordi sancisce ancora di più la condivisione e la partecipazione stabile della cittadinanza e dell’Amministrazione nella realizzazione del progetto che già sta vedendo numerosi camminatori giungere sotto il pianoro del Kassar. Il prossimo traguardo sarà far diventare Castrum Host,  un modello ‘esportabile’ in tutti i centri minori in cui il problema dell’accoglienza mette in discussione il sistema dell’economia turistica dei nostri borghi e dei nostri paesi, un tempo a vocazione essenzialmente agricolo-pastorale, oggi mete di una nuova esperienza turistica consapevole.castrum hostlogo-fronte

E’ stato presentato anche il duplice logo dell’iniziativa. Le strutture, sia esse abitazioni o esercizi commerciali, che faranno parte del sistema Castrum Host esporranno un’immagine che rappresenta il prospetto architettonico del Casale di San Pietro, luogo simbolico per l’intera cittadinanza e il logo dell’Associazione proponente che le certifica come parte del progetto di accoglienza pellegrina dei Cammini Francigeni di Sicilia

L’incontro si è svolto alla presenza del Sindaco Dott. F. Onorato, dell’Assessore alla Cultura Dott. C. Colletto, dell’Assessore al Turismo, V. La Barbera e dei cittadini castronovesi coinvolti e del Presidente dell’Associazione “Amici dei Cammini francigeni di Sicilia” e ricercatore universitario Davide Comunale.

Per info: magnaviafrancigena@gmail.com