LA MAGNA VIA FRANCIGENA DI SICILIA a Geo&Geo di Francesca Catarci

E se lo dice la regista allora ci vediamo in onda!
 
 
 
in onda il 22 sett 2017
La troupe di Geo segue oggi il nostro naturalista Francesco Petretti sulla Magna Via Francigena di Sicilia, un’importante percorso che unisce Palermo ad Agrigento, passando nel cuore dell’isola.
Paesaggi solitari e assolati, un tempo granaio dell’Impero romano, oggi sono il magnifico scenario per i pellegrini e gli escursionisti che possono conoscere così un aspetto inedito dell’isola.
Francesco Petretti parte dal Casale San Pietro, dove gli archeologhi stanno scavando per riportare alla luce un sito romano e bizantino, nel tratto che collega Castronovo a Cammarata.
Ci racconta di Sutera, più vicina ad Agrigento, dove i pellegrini , facendo una piccola deviazione dalla via, salgono su Monte San Paolino, che regala una vista mozzafiato su tutta la Sicilia Occidentale, Etna e Madonie comprese.
Esplora poi, sempre nei pressi di Castronovo, l’oasi di Capelvere, una necropoli che risale al tempo dei Sicani.
 
Ci vediamo venerdì prossimo!”
Francesca Catarci
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La valenza del progettare

Spesso ci avete chiesto il motivo di una scelta nel progetto delle Vie Francigene di Sicilia o della Magna Via Francigena, della decisione di passare da dsc_1919.jpguna parte piuttosto che da un’altra, della selezione di un centro piuttosto che un altro. Tutte richieste giuste che trovano risposta nella valore e nel peso  della progettazione all’interno di un percorso di sviluppo di un territorio.

Da quando ci siamo costituiti in associazione ed abbiamo messo insieme le poche forze che avevamo per studiare e valorizzare il nostro patrimonio siciliano a nostro modo, abbiamo avuto come primo obiettivo quello di conoscere quello che studiavamo, prima di parlarne senza cognizione di causa su faisbuk o su una qualsiasi piattaforma social. Conoscere implica d’ufficio leggere e studiare, confrontare testi e teorie e tesi di persone che non la pensano sempre in modo uguale.

E’ il metodo scientifico: leggi ciò che è stato scritto, lo verifichi, leggi dell’altro, lo riverifichi e se puoi provi a dire la tua.

Per questo sappiamo bene che nel proporre un progetto di ricostruzione della viabilità storica della Sicilia, ci saremmo affiancati ai docenti che stanno scrivendone o ne hanno scritto, le basi; così come a tutti coloro che ne sapevano qualcosa, appassionati, eruditi, esperti della domenica e del lunedì, bande erudite di associazioni di tutela storiche e società emerite di storia patria, senza nulla togliere a chi non abbiamo citato. Abbiamo ascoltato quasi tutti, tutti quelli almeno che potevamo trovare e continueremo a farlo.

Poi però abbiamo scelto la nostra proposta. Perché un progetto nel 2017 si fonda non solo sul dirci “io so che la strada è quella“.. “ la trazzera passava da lì perché mio nonno passava da lì“.. “come fate a proporre queste cose, la mia strada antica è più antica della vostra“.

Un progetto di sviluppo del territorio su base storica e archeologica si fonda su precisi parametri, una lista di ingredienti che di solito funziona:

Per 1000 persone o poco più- servire caldo-curare l’impiattamento:

  • 1000mila kg di occhi persi davanti alla cartografia, GIS e Google Earth
  • 750 gr di volontà ferma sui testi di storia della Sicilia, delle chiese, delle donazioni, delle strade
  • 1-2 kg di tempo sul territorio a verificare, coi piedi, se esiste ancora qualcosina da camminare
  • 250 gr di pazienza a parlare con la gente per sapere quello che si ricorda e usarlo al meglio

Ci si scherza ma va proprio così. Se un ponte romano non esiste più da diverse decine di anni perché è crollato, vuol dire che anche la viabilità sarà stata deviata verso un punto più accessibile dove passare, come nel caso di Milena e del Gallo d’Oro, il fiume che interrompe la strada che va a Sutera. Se al tempo di Aurelio Cotta, il console romano che probabilmente fece costruire la via che da Agrigentum portava a Panormus, – probabilmente perché noi non eravamo lì!! – e il cui nome risulta sull’unico miliario romano che è stato trovato in Sicilia, a Corleone, la via transitava da quel punto e oggi si sposta per passare dal Santuario di Tagliavia, forse un motivo ci sarà. Il contesto geografico cambia grazie all’operato dell’uomo che ne modifica i particolari a seconda del suo utilizzo. Un luogo muore o sopravvive a seconda del passaggio e della frequentazione delle persone e non basta dire di ricostruire un percorso antico per passare sempre sui ciottoli e sui basoli romani.

Dobbiamo sempre ricordare che siamo moderni che guardano il paesaggio con occhi antichi ma senza scordare che il mondo è avanzato e che le esigenze di oggi vanno rispettate.

Questo è il valore del progettare, saper mescolare bene gli ingredienti e sfornare la migliore torta che un pellegrino e un camminatore e uno studioso possano “mangiare”.

Davide Comunale

 

La Magna Via Francigena tra la bellezza di Monreale.

In cima al colle chiamato Montagna Reale, una Diocesi ed un Comune ruotano attorno alla bellezza che la casa normanna degli Altavilla, sin dal XII secolo, decise di lasciare  tra le tessere policrome e i marmi pregiati della Cattedrale, eretta per loro volere.

Cattedra vescovile della famiglia francese, voluta da Guglielmo II nel 1174, fu il gioiello della casa normanna e, nel giro di pochi anni, incamerò donazioni e beni da tutta la Sicilia, diventando subito una delle realtà politiche ed ecclesiastiche più grandi di Sicilia.

Nel corso del tempo  l’Arcidiocesi di Monreale  ha mantenuto quel ruolo di primaria importanza nel territorio e decine sono gli studiosi che sfogliano le antiche pergamene dell’Archivio Storico alla ricerca di testimonianze e conferma nello studio.

I Cammini Francigeni non potevano fare a meno della loro preziosa collaborazione, né di quella dell’Amministrazione Comunale che ha lavorato in questi mesi per la stipula di questo triplice accordo, che lega la nostra Associazione all’Arcidiocesi e al Comune per tutti i progetti riguardanti le Vie Francigene di Sicilia e lo sviluppo degli itinerari storici della Diocesi.

Proprio per questo ieri mattina presso i saloni dell’Arcivescovado di Monreale abbiamo organizzato un incontro ed una tavola rotonda dal tono molto informale ma che ha segnato certamente un momento importante per la nostra Associazione. Sono stati firmati i protocolli d’intesa tra il comune di Castronovo di Sicilia e il Comune di Monreale in merito al progetto Magna Via Francigena ed il protocollo tra la nostra associazioneil Comune e l’Arcidiocesi di Monreale, per suggellare una sinergia che a breve porterà agli accordi anche con quelle di Palermo e Piana degli Albanesi.

Cura dei viaggiatori, accoglienza fisica e spirituale, esperienze di strada e racconti hanno contribuito a rendere l’incontro, un appuntamento prezioso, creando i presupposti per mettere insieme un team capace di poter interloquire, aiutare e accudire i pellegrini e i camminatori che percorreranno le Vie Francigene in direzione Agrigento.

Hanno partecipato sua Eccellenza monsignor Michele Pennisi che ha introdotto gli ospiti ed ha ascoltato attentamente le relazioni tecniche ed esperienziali di tutti i partecipanti; il referente della diocesi di Gubbio Simone Minelli, responsabile della Piccola Accoglienza Gubbio che ha mostrato come una programmazione che mette al centro l’accoglienza alla persona e un’attenzione alle esigenze fisiche e spirituali del pellegrino portino la diocesi ad assolvere al precetto misericordioso dell’Accoglienza; il Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiali di Agrigento, padre Giuseppe Pontillo e la storica dell’arte dott.ssa Domenica Brancato, che hanno illustrato la road-map per la costituenda creazione del Parco Culturale Ecclesiale nella diocesi agrigentina, dimostrando come l’accoglienza semplice che viene elargita da due anni ai pellegrini, permetta un’interazione più concreta con le finalità spirituali del percorso; i sindaci del Comune di Monreale, Piero Capizzi e di Castronovo di Sicilia, Francesco Onorato, accompagnati dai loro staff, la Consigliere Comunale dott.ssa Manuela Quadrante per Monreale e l’Assessore alla cultura Calogero Colletto e la responsabile amministrativa del progetto, l’arch. Cosima Orlando.

Ciò che abbiamo provato a mettere in evidenza sono stati i concetti cardine del nostro agire sul territorio: accoglienza, amicizia e riconciliazione, perché solo in questo senso il cammino può diventare sintesi di una esperienza molto più ampia e complessa di quanto possa semplicemente apparire.

Non saranno solo i numeri a confortarci, non sarà la stipula di un accordo o di un protocollo, non sarà la gioia per un comune che si aggiunge nella nostra famiglia e di una tra le diocesi più importanti per il suo bagaglio storico e documentale. Vogliamo che questo accordo sia un seme, piantato e curato, che germogli e dia frutto e che tutti i camminatori possano trovarsi riposati e accolti tra le antiche mura della Cattedrale, all’ombra degli imponenti e maestosi mosaici che narrano la storia della salvezza, tra i giardini del chiostro, tra gente ospitale qual è il popolo di Monreale. Solo così sapremo di aver fatto la cosa giusta.

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Cammino libero … per Emergency

Roberto Gorini lo abbiamo conosciuto virtualmente attraverso i suoi racconti del cammino in Sardegna, immaginavamo già che non si sarebbe fermato ed eccolo in partenza per il suo Giro d’Italia a piedi per promuovere Emergency.
 
E’ salpato sabato 3 da Cagliari alla volta del porto di Palermo e da qui inizierà il suo cammino ancora verso sud lungo la Magna Via Francigena da Palermo ad Agrigento e poi lungo la Via Fabaria per risalire.
 
Lo sosteniamo nel cammino, chi tra i nostri Amici avesse piacere di conoscerlo e sostenere il suo progetto Emergency può contattarlo.
Vi aggiorniamo sulle sue tappe!
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Mi chiamo Roberto Gorini, ho 52 anni, bolognese di nascita ma residente in Sardegna da oltre 10 anni.Il 3 Marzo 2017 partirò da Cagliari per il mio giro d’Italia a piedi. Mi imbarcherò per Palermo, da dove inizierò il mio vero cammino, toccando tutte le regioni, con lo scopo di promuovere Emergency.

Per questo porterò sul mio zaino e sulla t-shirt il logo dell’associazione della quale condivido  principi  e  finalità sociali.
Grazie all’aiuto di associazioni culturali, sportive ed enti locali, verranno organizzati incontri per raccontare la mia esperienza e saranno gli stessi volontari di Emergency, dove e quando possibile, a parlare della associazione e dare tutte le informazioni a riguardo, la mia funzione è quella di portabandiera. Sono costantemente alla ricerca di contatti su tutto il territorio nazionale, per organizzare questi incontri. 

Chi fosse interessato può contattarmi direttamente tramite 
– e-mail robertogo@hotmail.it 
Chi lo desidera può seguire il mio cammino sul blog www.camminolibero.it  o 
Buon Cammino!

“Week-End in Cammino” sulle Vie Francigene di Sicilia

Per gli amanti della Sicilia, gli appassionati di storia e di natura, per camminatori … ecco le occasioni per incontrarci e conoscere le Vie Francigene di Sicilia in giro per trazzere.

Un anno di passi tra monti e vallate scenografiche, tra borghi e paesi incantevoli, coste mozzafiato, cultura abbagliante e millenaria e cucina della tradizione.

weekend in cammino

di ora chiede alla docente di storia di andare in bagno,

Carta generale delle Vie Francigene di Sicilia

I Cammini Francigeni di Sicilia vi attendono insieme alle guide ambientali escursionisti che che con la loro competenza e professionalità hanno saputo interpretare finora la Sicilia nei suoi molti aspetti, natura, cultura, storia e tradizione, valorizzandoli tutti.

I “Weekend in Cammino” sono una rassegna di eventi creati insieme a loro che da anni ci accompagnano nelle nostre ricognizioni lungo le Vie Franciegene di Sicilia: Gregorio Chiarenza, Claudio Scaletta, Adriano Madonia, Attilio Caldarera, Giuseppe Geraci, Giovanni Macaluso,  e Pasquale D’Andrea.

Cammini brevi, escursioni di avvicinamento al cammino lungo, dalle valli del Platani alle cime delle Madonie e dei Peloritani, verrete accompagnati dalle nostre guide sui passi dei pellegrini e dei viandanti, alla scoperta dei borghi francigeni siciliani.
Prevediamo inoltre di organizzare iniziative fuori programma che comunicheremo tramite newsletter, sito internet e Facebook.

Seguiteci e Buon Cammino!

Palermo 2018, “capitale” a base culturale

Pochi giorni fa, il Ministro Franceschini riceveva dalle mani del prof. Stefano Baia Curioni – Storia Economica alla Bocconi, ndr – la busta con dentro il nome della città candidata vincitrice del titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2018. Accanto a #Matera2019, capitale europea della cultura, il Sud si arricchisce di un altro prestigioso titolo, per dar vita e corpo alla progettazione di un nuovo corso, di nuove speranze, di nuove idee per il futuro sostenibile delle nostre città.

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Ciò che colpisce nella relazione del prof. Baia Curioni  è l’analisi  delle interrelazioni tra il modello di sviluppo economico, precedente ai cambiamenti  sociali in atto e la nuova linea progettuale che  le città candidate hanno seguito nel presentare il meglio della loro offerta alla commissione giudicante. Si capisce subito come le politiche culturali attuate dalle Amministrazioni Comunali debbano avere un compito di “capacitazione“, debbano scendere in campo per creare capacitàalimentare visionialimentare progetti, competenze cognitive ed etiche tali da diventare il sostrato di base alle politiche urbane.

Una città a misura del grado di cultura che vuole veicolare nei suoi progetti. Si sposta così il focus, citando i lavori dell’economista indiano Amartya Sen,  dal concetto di politica culturale a quello di politica a base culturale. Non la formulazione di un semplice evento turistico, non lo sviluppo di un progetto spolverato di storia “perché tanto fa cultura”, ma un sistema che punta ad integrare le dimensioni sociali, urbanistiche ed economiche in piani strutturati in cui la strategia dell’acculturazione gioca un ruolo centrale.

Questo è la mission dei progetti “a base culturale“, questo è l’obiettivo del progetto Vie Francigene di Sicilia: ragionare con i territori, alimentando visioni e apportando competenze per rendere attiva e produttiva la nota culturale costituita dalla storia, dall’archeologia, dalla tradizione enogastronomica, dal deposito immateriale delle tradizioni religiose che la Sicilia mantiene da secoli.

A #Palermo2018 spetta ora questo onere ed onore: la città sarà chiamata a testimoniare l’idea del cambiamento, della progettazione che abbatte il malcostume, la radicalizzazione e l’ideologizzazione delle differenze. E in questo compito arduo sono raccolte le speranze di tante associazioni, come la nostra, che da anni progettano sul territorio palermitano, a contatto diretto con le Amministrazioni, con le imprese, con le altre realtà presenti.

In questa chiave, possiamo leggere l’unanimità della nomina del capoluogo siciliano a Capitale Nazionale della Cultura, specchio delle genti e incrocio mediterraneo dei popoli che, in fuga o in viaggio, trovano ristoro all’ombra delle architetture che le varie dominazioni hanno voluto regalare alla città.

Circa 900 anni fa, Ibn Jubayr, letterato e viaggiatore musulmano nato a Valencia nel 1145, affrontò una peregrinazione iniziata nel 1183 e conclusasi due anni dopo a Granada per rispettare il precetto coranico di visitare la Mecca e, durante il viaggio di ritorno, salvato a forza da un naufragio nello Stretto di Messina, percorse l’antica consolare romana, ormai sotto controllo normanno che permetteva di raggiungere Balarm, la via Messina per la marina, regalandoci questa descrizione della città di Palermo, che ci sembra di buon auspicio per i cambiamenti che verranno:

Essa è la metropoli di queste regioni; aduna in sé i due pregi: comodità e magnificenza. [Troverai quivi] ogni cosa che tu bramar possa, buona o bella […] Stupenda città; somigliante a Cordova per l’architettura […] un limpido fiume la spartisce; quattro fonti erompono da’ suoi lati. […] Le moschee loro sono innumerevoli: la più parte servono di scuola a’ maestri del Corano. […] In questo Cassaro vecchio son de’ palagi che […] abbagliano gli occhi con la loro bellezza [traduzione di M. Amari, da Biblioteca arabo-sicula, 1880]”.

Davide Comunale

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Dicono di noi su… Viaggiatori si diventa!

Piccoli passi, milioni ormai … tanti sforzi e finire su un blog di chi ha fatto della propria vita in viaggio un arte tra i Cammini più belli da fare in Italia!

Ci onora, ci emoziona, ci lusinga e ci da nuova linfa per continuare a camminare.

Buona lettura e scoperta di nuovi passi da compiere su e giù per lo stivale

Grazie a Stefania Cassani!

 

rassegna stampa
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CAMPAGNA ISCRIZIONI 2017

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Prossimamente vi aggiorneremo sulle iniziative in corso, gli studi, il calendario ricognizioni e segnalazione.

Stanno per partire le formule “Weekend in Cammino sulle Vie Francigene di Sicilia” organizzati insieme agli amici guide naturali – ambientalistiche che da sempre ci seguono e sapranno garantire esperienze di qualità.

Per poter partecipare alle nostre attività in modo responsabile e attivo, per poter cambiare ciò che attraversiamo senza stare a lamentarsi, per poter rendere viva una idea e non stare sempre a guardare, iscriviti, collabora con noi, sostieni il progetto … ciascuno di noi ha o può avere un ruolo importante!

“SE TI SIAMO SIMPATICI…SCARICACI!”

SCARICA IL MODULO DA MANDARE ALLA MAIL CAMMINIFRANCIGENIDISICILIA@GMAIL.COM E ….METTICI MANU !!!

 

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Buon Anno e buoni passi

La strada è soltanto tua.
Altri possono camminare al tuo fianco,
ma nessuno può camminare per te.

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Cari Amici,
Ci siamo presi tempo per inviarvi gli auguri così possiamo farli arrivare doppi!

Continua a leggere “Buon Anno e buoni passi”

La sconfitta del “levici manu”

Quando da ragazzino fai qualcosa che potrebbe avere implicazioni più grandi e complesse, in Sicilia spesso ti senti dire: “levici manu“. Una perifrasi semplice che ti indica il momento in cui devi assolutamente smettere di fare una cosa. È un avvertimento, un consiglio dato da chi ti conosce o da chi ti vuole bene per evitare che tu incorra in guai più grossi, in difficoltà, per evitare infondo che tu compia lo sforzo necessario a risolvere il tuo problema o ad ottenere qualcosa che corrisponde al tuo obiettivo.

Un progetto, un’idea, un lavoro, qualcosa che vada aldilà del tracciato, che super gli schemi, che giri attorno alle gabbie della paura e dell’immobilismo che spesso ci contraddistinguono riceve, da una percentuale di persone atavicamente spaventate, questa breve e liquidante risposta: “Levici manu“.

Queste considerazioni non sono di certo un accusa a chi è andato via, a chi ha dovuto inscatolare i propri sogni e riempire i propri zaini e valigie per andare in Inghilterra o in Germania o dovunque si riesca a pensare che le condizioni di vita possono e devono garantire la stabilità e la felicità della persona attraverso lo studio e il lavoro.

Oggi i giornali pubblicano le stime del rapporto ‘Italiani nel mondo’  elaborato dalla Fondazione Migrantes che per conto della CEI analizza i dati di quello che possiamo chiamare anche noi un esodo.

Nelle immagini si vede bene come la Sicilia sia tra i primi 5 luoghi da cui si parte e nel dettaglio molte città che noi Siculi Viandanti coi nostri passi attraversiamo, che fanno parte della nostra rete Francigena.

Mi hanno colpito Adrano, Aragona e Palma di Montechiaro, più di Palermo o Catania o Messina, dove il movimento sembra entrare in una percentuale accettabile per una grande città. Ma per quei 9823 uomini e donne che lasciano  la nostra terra, mi chiedo, cosa siamo riusciti ad offrire? Quante volte abbiamo dissuaso loro dal fare?

Quale modello stiamo offendo? Di lavoro, di vita, di sviluppo turistico possibile? 

Noi siamo solo una piccola ONLUS che muove passi e idee, ci ostiniamo a pensare che abbia senso farlo, che Palma di Montechiaro sia più dell’immaginario per cui è conosciuta, che il suo litorale, la bontà dei suoi prodotti, quel sole che si schianta su un mare azzurro perfetto, valga la possibilità di spendere idee e finanziamenti. Crediamo che il panorama della valle del Platani dove Aragona risiede, i suoi monumenti del Seicento spagnolo, le sue vie incastrate come tessere di un puzzle antico, tra anziani desiderosi di raccontare e palloni che inseguono gambe avide di giochi, valga l’investimento turistico sul territorio, valga la scommessa delle aziende agrituristiche che valorano com gli asini e che seguiamo da tempo. Che Adrano sia, insieme ai paesi della valle del Simeto, porta e snodo dell’Etna, delle forre naturalistiche che lasciano giornalisti e registi a bocca aperta, che valga lottare per un Museo Archeologico da poco rinato e fruibile, che serva continuare a scommettere sullo sviluppo sostenibile di un Turismo lento, come continuiamo a proporre noi, come continueremo a fare.

Questo articolo in sintesi non è per chi è partito, è per chi è rimasto! Perché si possa riuscire ad innescare quella voglia di ritorno, di scommessa che sta dentro un “mettici Manu“.
Davide Comunale