20. Calvaruso “Ecce Homo” – Messina

Info storiche e artistiche

Messina. Messina è porta d’Oriente, «bianca colomba» come la chiamavano i poeti islamici. Fondata dai greci di Calcide e di Cuma, diventa immediatamente un centro di controllo dei trasporti, assieme alla città speculare Reghion, fondata sempre dei coloni ionici. I romani la riconoscono civitas libera et foederata et locupletissimacittà libera e alleata e ricchissima, unitamente a Taormina e Cicerone stesso ne racconterà gli agi e le ricchezze nell’orazione contro Verre. La città è sacra a Poseidone e la tradizione annovera tre edifici templari in suo onore, sull’estremo lembo del faro, in città e sulla cima del monte più alto, M.te Dinnammare a 1130 m s.l.m.. I bizantini ne fanno una piazzaforte e una protometropoli, dove fioriscono le chiese e le comunità monastiche di rito greco-bizantino che durante il regno normanno verranno riunite sotto il titolo di un archimandrita, con sede nel monastero,oggi scomparso,delS.S. Salvatorein lingua phari, mandra generale di tutti i monasteri di Sicilia e Calabria. Nel 843, dopo una strenua resistenza, cade in mano musulmana e il tempio bizantino diventa presto moschea. Gli arabi preferiscono spostare la loro capitale a Palermo e la città dello Stretto giace sotto il controllo dell’Emiro di Catania. I dissidi interni tra i capi militari di Siracusa e Catania porteranno all’arrivo dei cavalieri normanni, grazie ai quali nel 1060, inizierà la riconquista cristiana dell’Isola. La leggenda narra che prima dello sbarco, il Gran Conte Ruggero riflettesse passeggiando sulla sponda calabra su come conquistare la città di fronte quando gli apparve la Fata Morgana, nota maga, che gli promise eserciti e aiuti se avesse con lei attraversato lo Stretto: il comandante normanno si affidò all’aiuto della Madonna e dei suoi santi patroni e si accontentò di vedere il riflesso della città nelle magie della maga inglese, oggi spiegate dal fenomeno della rifrazione che solo in alcuni giorni di caldo afoso avviene. Coi normanni si ricostruiscono gli edifici di culto cristiano, come la chiesa di San Tommasoa ridosso del Teatro Vittorio Emanuele, si fortifica la cinta muraria -la torre ottagonaleal Sacrario di Cristo Re è tutto ciò che resta- e si dà inizio ad un periodo di prosperità che durerà per diversi secoli. Ruggero elargirà benefici a molti monasteri e chiese e con lui il suo successore fino all’arrivo di Enrico VI e del figlio Federico II di Svevia. Sarà in questo periodo, 1192, che verrà consacrata, abbellita e munita di privilegi e tesori la cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo cittadino,dai reali tedeschi o affidata la chiesa di San Giovanni Battista all’Ordine dei cavalieri Gerosolimitani, prendendo il nome di San Giovanni di Malta, primo ospedale e prioria al di fuori di Gerusalemme dell’ordine che per qualche anno troverà rifugio in città. Di poco posteriore la chiesa di Santa Maria Alemanna, prioria dell’Ordine dei cavalieri Teutonici, giunti con Enrico VI e schierati nella crociata in Terrasanta. Un ospedale e un ricovero per pellegrini tedeschi e per cavalieri feriti sarà presente architettonicamente fino a poco tempo fa: in questo ospedale, poi passato alla cura della Confraternita dei Rossi, sarà ricoverato nel 1571 lo stesso Cervantes, ferito al ritorno della vittoriosa battaglia di Lepanto. Del XIII sec. è anche la chiesa di San Francesco all’Immacolata, costruita accanto al corso del torrente Portalegni, la seconda chiesa più grande della città che può vantare il primato di essere il primo convento dei Frati Minori Conventuali in Sicilia, 1254, appena 28 anni dopo la morte del santo di Assisi. Con il periodo angioino anche in Messina scoppiano i disordini del Vespro e nel 1282 viene saccheggiato il monastero di Santa Maria della Valleo della Scala o più comunemente Badiazza, cenobio benedettino femminile tra le cui mura, nel 1303, si conosceranno e innamoreranno Federico III d’Aragona e Elisabetta d’Angiò, prima del matrimonio che riparerà temporaneamente le guerre del Vespro in Sicilia. Anche la chiesa della S.S. Annunziata dei Catalani, edificata sulle probabili rovine del tempio cittadino di Poseidone, viene arricchita in questo periodo e donata da Pietro d’Aragona ai ricchi mercanti catalani: cappella regia, costruita con precise influenze ebraico-arabo-bizantine, si trova a 3 m sotto il manto stradale odierno a causa dell’innalzamento della città causato dalla ricostruzione post terremoto 1908.

Di ritorno da Tunisi vittorioso, Carlo V nel 1535 entra in Messina, dopo aver attraversato tutta la via da Palermo per le montagne e il Senato della città organizzerà feste e ristrutturazioni per le porte urbiche, oggi non più visibili. Sotto l’impulso dell’imperatore saranno potenziati i sistemi difensivi con la costruzione dellemura urbiche, visibili in modo frammentario e la fortificazione della Roccaguelfoniadi impianto medievale, del castello Gonzaga, a pianta stellata irregolare, della real Cittadella, sul braccio della falce del porto dove sorgeva l’antico Monastero del SS.Salvatore e con la realizzazione del grande ospedale cittadino. Nel corso dei secoli, tra una dominazione e l’altra, squassata da terremoti e guerre, la città riuscirà sempre a rialzarsi, guadagnandosi due medaglie d’oro al valore civile e militare, fiera della sua storia troppo spesso dimenticata e trascurata, per cui oggi spesso è solo città di passaggio del traffico civile, obbligato a transitare sullo Stretto.

Curiosità

Messina, la falce, lo Stretto, la porta d’Oriente.

Terra di Crono, che getta la falce con cui evira Urano, crea il porto naturale ed ha il suo tempio nella zona falcata; terra di Ercole Manticlo, che di passaggio collabora alla fondazione, contesa con Orione, il mitico pastore figlio di Poseidone a cui è dedicata una delle più belle fontane cinquecentesche della città; terra di Peloro, a cui sacro è il capo e la terza punta di Sicilia. Luogo dove il mare e la montagna si fondono, dove la perizia del pescatore bizantino Cola, Nicolaus, salva l’isola intera sorreggendo con le sue mani l’estrema punta orientale, la cui colonna è lesionata. Terra del mito, di Scilla e Cariddi e della paura dei marinai antichi di attraversare lo Stretto e le sue arcane correnti; dove le sirene sanno irretire il dolce e inesperto pescatore Glauco trasformandolo in tritone dopo aver mangiato le alghe magiche. Da sempre legata al suo mare e alle sue storie, celebra le navi cariche di grano, giunte da Levante, che spesso la salvarono dalle carestie che guerra e sorte provocavano, rappresentate nel Vascelluzzod’argento e la più importante ambasceria civica, inviata in Oriente per incontrare la santa Madre di Dio a Efeso e tornata in patria con la missiva avvolta nella ciocca di capelli della Vergine che oggi benedice dall’alto della colonna posta sulla falce del porto ogni nave che vi entra: Vos et ipsam civitatem benedicimus.

Info tecniche

LUNGHEZZA: 15,2 km – DISLIVELLO: IN SALITA 608 m IN DISCESA 726 m

DIFFICOLTÀ: medio-impegnativo – FONDO: 39 % Sterrato – 61% Asfalto

Traccia

Scarica qui la traccia da Wikiloc:

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pa-me-20-calvaruso-messina-29577551

Altimetria

pa-me 20

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