18. S.Lucia del Mela – Rometta

INFO STORICHE E ARTISTICHE

Gualtieri Sicaminò. Tra le valli dell’entroterra della piana di Milazzo, questo piccolo borgo di 2000 abitanti porta il nome composto del milite a cui nel 1125 venne dato il casale, Gualtiero Gavarretta e degli alberi di gelsi, in greco sicaminos, che abbondano lungo le rive del torrente e da cui si ricavava la preziosa stoffa. Composito di due frazioni, la più antica è quella di Soccorso, con la chiesa dell’Idria ormai diruta. Un documento del 1100 redatto da Ruggero I dona la chiesa di San Nicola, patrono dalla chiara origine bizantina, al monastero di S. Maria di Mandanici e nel 1212 sarà Federico II a cedere i casali di Gualtiero a Guglielmo Marino. Un pontedel XIV sec. permette di collegare le rive del torrente ed unire le comunità da secoli vocate all’agricoltura. Se arrivate l’ultima domenica di agosto preparatevi ai giochi pirotecnici e alle feste popolari più tradizionali.

S. Pier Niceto.Arroccato tra i monti e le vallate scavate dei torrenti dei Peloritani, il borgo di San Pier Niceto fino al 1875 era un feudo dei Moncada, signori di Monforte. Il suo nome testimonia la presenza del culto cristiano e l’appellativo “niceto” pare provenga da una vittoria –nikein greco- dei cavalieri normanni sui saraceni. Il culto bizantino è accertato nella periferia dalla chiesa di San Marco, oggi abbandonata, raccolto luogo di romitaggio, mentre in paese degne di nota sono le chiese di San Francesco di Paola, settecentesca con annesso il convento ora inglobato nel Municipio, la chiesa di San Giacomo Maggiore, famosa sia per il crocifisso ligneo bizantino dipinto di nero dell’altare centrale sia per il crocifisso cui la popolazione è legata e che ogni martedì santo sfila per le viuzze del centro scortato in processione dai bambini vestiti da “angioletti” e adornati con monili e aggetti d’oro, concessi da coloro che hanno promesso un “voto” in preghiera. Particolare è ad inizio giungo l’infiorata del Corpus Domini, tradizionale appuntamento che vede decorare le vie di San Piero dalla perizia degli organizzatori delle scene floreali e, per gusti più laici, la famosa sagra del biscotto sampirotoaccompagnato dalla granita al limone.

Monforte San Giorgio.  Il colle dell’Immacolata protegge il paese che sorge alle sue pendici: Munt Dafurtcome era chiamato da Idrisi nel 1154. Il conte Ruggero nel 1061, dopo aver conquistato Messina e Rometta, entra trionfante in paese a dorso di cammello e nei giorni a cavallo tra gennaio e febbraio, sul campanile della chiesa di Sant’Agata, le campane cristiane e i tamburi saraceni ricordano questo evento nella tradizione della Katabbae delle sue rievocazioni medievali. Nonostante negli ultimi decenni del XX secolo gli amministratori del borgo peloritano abbiano permesso il depauperamento del patrimonio artistico e architettonico del centro, ancora oggi sono visibili la porta di Terracol suo arco ogivale, parte della cinta muraria edificata sotto Federico II e potenziata in periodo aragonese da Federico III. Il quartiere del rabatoriporta ancora il viandante in un salto nel tempo in cui vicoli, chiese e case si sovrappongono le une nelle altre, iniziando dalla composta piazza IV novembre dove si affaccia la chiesa madre di San Giorgiodal portale tardo gotico, ricca di opere d’arte pittorica e scultorea. Il culto di Giorgio è bizantino e bizantini sono i monaci che nel IX sec giunsero in queste amene contrade in fuga dalla furia iconoclasta che imperversava a Costantimopoli e che edificarono le difese sulla rocca del monte per resistere all’assalto musulmano, dando vita all’impianto del castello che domina il paesaggio e che ora ospita il Santuario dell’Immacolata. Poco rimane del fasto del passato, cancellato dall’incuria del tempo e degli uomini, ma una rinnovata voglia di ripresa fa del piccolo centro peloritano un punto di sviluppo culturale ed enogastronomico. Da non perdere la sagra del pane caldoad inizio agosto e le degustazioni di pesca sbergiasulla marina di Monforte.

Rometta. Per i bizantini era tà Erymata– la fortezza, imprendibile e fiera roccaforte dalla pianta stellata che si erge a estremo baluardo di Messina: chi la conquista, subito dopo potrà entrare nella città dello Stretto. In questo periodo si viene a rifugiare qui S.Leone da Ravenna, vescovo di Catania, reo di essersi ribellato all’Imperatore bizantino, durante la lotta iconoclasta: sceglierà le grotte intorno Rometta per sfuggire alla cattura e tornare a Catania solo in punto di morte. Sempre in questo periodo viene edificata la chiesa del S.Salvatore, conosciuta come S.Maria dei Cerei, battistero bizantino del VI sec., che domina le fortificazioni dal lato meridionale e la porta Milazzo o Terra da cui la via si raccordava alla consolare della costa, la via francigenaverso Palermo sul dromoimperiale. Gli arabi impiegano circa due secoli a conquistarla e solo nel 963 riescono a cingerla d’assedio, tagliando viveri e comunicazioni, costringendo i soldati bizantini ad una valorosa ma inutile resistenza che li consegnerà per sempre alla storia: si dice che Ibn Ammar, generale arabo al comando delle truppe d’assedio, nella battaglia decisiva abbia recuperato proprio qui la spada del Profeta Maometto, rubata dai Bizantini e portata in battaglia come simulacro. R.mtâ, il nome arabo del borgo, diventa il caposaldo orientale dell’occupazione musulmana, affidata ad un qadiche amministra un territorio che va dal fiume Niceto al fiume Gallo.Il conte Ruggero la riconquista nel 1062, dopo aver preso Messina, rendendole il nome di Ramettae come primo gesto di grazia fonda la chiesa di San Giorgio, oggi chiesa dei Cappuccini, in onore del suo santo patrono, facendo giungere la reliquia del braccio del santo guerriero, tuttora conservata nella chiesa madre dedicata a Maria SS. Assunta, imponente edificio a tre navate, più e più volte rimaneggiato nei secoli. Rometta adesso è parte del demanio regio e viene ripopolata da colonie cristiane greco-latine provenienti dalla Calabria. Sotto il governo di Federico II s’irrobustisce la cinta muraria e le porte urbiche con tutto il sistema di fortificazione che vede nel castello, posto al centro del piano fortificato, il punto nodale di controllo: un sistema intricato di masti e ambienti che oggi, nonostante la sua importanza, appare alla vista del viandante come un insieme indistinto di ruderi che meriterebbero attenzione e rispetto.

INFO TECNICHE.

LUNGHEZZA: 25 km – DISLIVELLO: SALITA  1296 m  DISCESA  1065 m

DIFFICOLTÀ: impegnativo – FONDO: 64 % Sterrato 36 % Asfalto

TRACCIA.

Scarica qui la traccia da Wikiloc:

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pa-me-18-s-lucia-rometta-29577058

ALTIMETRIA.

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