17. Castroreale – S.Lucia del Mela

INFO STORICHE E ARTISTICHE.

Territorio di Barcellona. A poche centinaia di metri dal greto del torrente Longano che ormai,   ridotto a fiumara, scende verso Barcellona Pozzo di Gotto, unione dei casali sul cui terreno i Goti si erano asserragliati secoli orsono, sorge la grotta di Santa Venera .che dà il nome alla contrada. La leggenda narra di una fanciulla, Venera di Gala, che si rifugiò nella grotta e che lì trovo il martirio nel X sec. Sopra lo speco sorge adesso una cappella a cupola ottagonale dove i monaci basiliani fino al XVII sec. celebravano la messa con rito greco-bizantino e veneravano la statua della santa, ora in restauro. I nobili del posto erano soliti offrire un banchetto la notte del 25 luglio, giorno della santa e di San Giacomo Maggiore e accorreva grande folla. Oggi il piccolo tempio è luogo di preghiera per chi cammina verso le terre di Santa Lucia.

Santa Lucia del Mela.  Il suo colle fu fortificato sin dall’epoca romana con un castrumche mantenne la sua funzione anche durante la dominazione bizantina e quella musulmana che dal 837 occupò il sito. Al tempo Santa Lucia de Plano Milaciiera chiamata Mankarru, colle e abitato con lo stesso nome, sito fortificato tra la piana fertilissima che guarda la penisola milazzese e le colline peloritane. Ancora oggi una via Lavacro dei Saraceni mostra quale fosse il rabatomusulmano, l’agglomerato stretto di case in pietra addossate una all’altra, con spazi precisi per i lavaggi rituali delle donne e degli uomini. Tanto importante e ricco era il sito da ospitare una giudeccafiorente poi sgomberata nel 1492. Ruggero in un diploma del 1094 cita la chiesa di Santa Luciaoggi concattedrale vescovile che al prospetto normanno ha necessariamente aggiunto molte ristrutturazioni nel XV e nel XVII sec. Sarà con Federico II di Svevia che il sito assumerà l’importanza futura: lo stupor mundiannovera il suo castellotra i siti di ozio e caccia e la nomina Prelatura nullius, dipendente solo dalla Santa Sede, il cui prelato nel 1249 diventa beneficiario della Cappellania Regia di Santa Lucia. Da questi stanze Federico progettò la “crociata maledetta”, la quinta che si risolse con l’occupazione di Damietta e la sconfitta crociata e poi la sesta a cui lo stesso Imperatore partecipò. Dice la leggenda che nelle prigioni del castello venne rinchiuso Pier delle Vigne, primo notaio del regno e fiore della Scuola Poetica Siciliana. Durante il regno aragonese è Federico III, pronipote dello Svevo ad ampliare palazzi e chiese e fortificare il castello che nel 1535 ospiterà anche Carlo V di strada verso Messina. Oggi molte chiese meritano lo sguardo attento del viandante: i ruderi di San Michelecon l’annesso hospitaleSan Nicola, edificata sui resti della moschea musulmana, ad una navata con un pregevole soffitto ligneo; l’Annunziata, del XV sec. la cui navata centrale è divisa da 12 colonne probabilmente recuperate dal locale tempio di Diana Facellina, con un pregevole campanile merlato alla guelfa e alla ghibellina. Ma indubbiamente la più pregevole e importante è la Concattedrale di Santa Maria Assunta: dell’originale impianto normanno del 1094, realizzato come ex votodi Ruggero I per la vittoria sugli Arabi, rimane poco essendo la chiesa rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, a causa dei numerosi eventi sismici che la cittadina peloritana ha subito. Piccola curiosità: la Cattedrale fu ristrutturata ribaltando il lato dell’ingresso che da oriente passò a settentrione con una rotazione di 90°.

La via Francigena lungo la Piana di Milazzo: la prima attestazione Lo studio della viabilità storica della Sicilia si basa su un’attenta disamina dei documenti antichi, per lo più normanni e svevi, giunti a noi attraverso le raccolte che gli eruditi dei secoli passati compilavano per le principali cattedrali e abbazie di Sicilia. Scritti in greco, arabo e latino -le tre lingue di corte-, conservano una mole di piccole informazioni che permettono di ricostruire una geografia dei luoghi e delle persone che ivi abitavano, molto precisa nonostante siano passati quasi mille anni dalla loro redazione. La più antica testimonianza riportante una viam francigenamè contenuta in un atto di donazione del 1089 in greco che noi possiamo leggere nella sua copia in latino trascritta poco più di un secolo dopo, aprile 1198 dalla segreteria dell’imperatrice Costanza. Il diploma riporta la donazione del nobile normanno Goffredo Borrello che elargisce alcune terre nel territorio di Milazzo alla chiesa di Messina ed elenca, secondo l’uso notarile, i confini della donazione stessa perché si potesse con chiarezza delimitare il territorio: “…quindi [..il confine]si tiene stretto lungo le strade fino ad una via Francigena –ad aliam francigenam-, che arriva fino al mare davanti al villaggio di Milazzo; quindi [..il confine]ritorna lungo la stessa via Francigena -per eandem viam Francigenam fino al mare di fronte a San Giovanni”. Che l’aggettivo indichi una specifica annotazione politica, chi controlla la via, o abbia un taglio più “pellegrino”, intendendo la via come percorso di peregrinazione, poco importa. Ciò che sappiamo è che questi nuovi dominatori rendono operativo un sistema viario esistente ma mal connesso e lo rivestono di senso, in attesa che i moderni viandanti lo ripercorrano.

INFO TECNICHE.

LUNGHEZZA: 12,6 km – DISLIVELLO: SALITA 506mDISCESA 575m

 – DIFFICOLTÀ: media – FONDO:  85 % Sterrato  15 % Asfalto

TRACCIA.

Scarica qui la traccia da Wikiloc:

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pa-me-17-castroreale-s-lucia-del-mela-29576078

ALTIMETRIA.

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