16. Novara di Sicilia – Castroreale

INFO STORICHE E ARTISTICHE.

Mazzarrà S. Andrea. Il piccolo abitato è posto alla confluenza di due torrenti, il Mazzarrà a sinistra e il Brandino a destra, che ne delimitano lo spazio e ne hanno sempre garantito la ricchezza dei campi e degli agrumeti. Innestati dalla sapienza araba, le piante da frutto, ieri come oggi, rendono il territorio famoso per le varietà ricavate. La leggenda parla di un emiro di nome Mazarakche qui si insediò per poter meglio controllare le roccaforti collinari di Tripi, Novara e Montalbano e la via di comunicazione -tutt’ora chiamata dromocome in greco- che collegava Messina a Palermo. Non a caso nel raggio di 3 km sorge la villa romana in c.da S.Biagio, lungo la consolare Valeria e il fondaco medievale di Vigliatore, antico Vigilatore, chiaro toponimo di controllo. Più probabilmente il casale-menzildi Arrak, diventò nel corso del tempo Mazarrak, da cui il nome attuale che vede in aggiunta il toponimo S.Andrea, dato dai monaci che qui si insediarono nel X secolo. Da vedere nel cammino la chiesa di San Giorgioe la chiesa madre della Madonna delle Graziee da non trascurare i manufatti realizzati con i canestri di giunco, arte antica di cui i mazzarroti vanno molto fieri.

Rodì-Milici.Adagiato sul fianco sinistro del torrente Patrì, l’abitato di Rodì-Milici porta in sé l’aggregato di due frazioni, Rodì più a valle e Milici a 3 km di distanza verso i monti. Nel periodo romano il sito era conosciuto col nome di Solaria, dal nome dell’imposta sui terreni a seminativo, vectigal solarium, tale era la feracità del suolo e la ricchezza dei suoi raccolti. Allontanandosi dalla traccia, in direzione Milici, troviamo due tra i siti archeologici più importanti della Sicilia orientale: la città di Longane, con rispettiva necropoli, scoperta negli anni ’50 del secolo scorso sul monte Gonia, con tombe del XV sec. a.C. e la necropoli di Mustaca, rinvenuta nel 1914 durante il dissodamento di terreni agricoli e contenente tombe del periodo greco. Le monete d’argento e un caduceo di bronzo del V sec. a.C. sono la prova dell’esistenza di questo centro indigeno ellenizzato e oggi fanno bella mostra al British Museum di Londra. Al passaggio dei cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano o di Malta e al periodo federiciano è legato sia il nome dell’abitato, che ricorda il loro insediamento testimoniato dalla Magione sita nell’abitato di Milici e concessa dall’imperatore svevo sia la presenza dell’arco del poeta, un’opera architettonica che, secondo la tradizione, testimonia la presenza di una sezione della Scuola Poetica Siciliana nel XIII sec. Proseguendo invece lungo il percorso, incontriamo la cupola rosata, il rudere della chiesa di San Bartolomeoriportato alla luce dagli scavi del 1989 che liberarono i detriti e il fango dell’alluvione della fine del ‘500 che distrusse il centro di Rhodis-Solaria, costringendo allo spostamento più a monte del villaggio.

Castroreale.Federico III d’Aragona, pronipote dello Stupor Mundi, ebbe da fare molta strada prima di convincere il mondo politico europeo che avesse tutte le carte in regola per diventare “re di Sicilia”. Combatté col fratello Giacomo che aveva, per interesse, tradito i siciliani, si scontrò con i baroni a lui avversi, dovette riprendere a combattere la lunga guerra del Vespro con gli Angioini e non smise mai di avere la Sicilia come unico obiettivo da salvaguardare. In mezzo a tutti questi intrighi, a papi corrotti come Bonifacio VIII e ad eserciti sempre in movimento, i singoli centri della Sicilia erano di volta in volta tenuti a scegliere da quale parte schierarsi ed il casale di Crizzina, originale nucleo abitativo del nostro borgo, decise di parteggiare per il giovane re di Sicilia. “La fedelissima” fu chiamata dallo stesso Federico III che la nominò città demaniale, la esentò dalle tasse e dalle gabelle e, spostatosi sull’altura soprastante, ne fece potenziare le mura e costruì i sistemi difensivi del castello. Oggi resta da vedere una torrecon annessa cisterna, trasformata nel Novecento in ostello della gioventù e tratti delle mura urbichecon la porta Ranieriche permetteva l’ingresso da nord che possiamo vedere nel suo rifacimento di metà Ottocento. All’interno delle mura, la comunità cristiana conviveva perfettamente sia col rito latino, ormai preponderante, sia con quello greco. I documenti ci parlano anche di una grossa Giudecca, una comunità ebraica che si occupava proficuamente del commercio, almeno fino alla cacciata del 1492: probabile l’individuazione della ex sinagoga nella chiesa di Santa Maria degli Angeliche oggi ospita un pregevole trittico di scuola fiamminga. La chiesa di Santa Marina, di impianto normanno-svevo, sapiente mix odierno tra romanico e barocco, nasconde invece al suo interno i resti delle fortificazioni di età aragonese come la famosa chiesa della Candelora, probabile cappella regale del castello federiciano, con portale e cupola in stile arabeggiante e l’altare maggiore ligneo indorato d’oro zecchino, esaltazione del barocco. Ma è il duomo  di Santa Maria Assuntaad essere il fulcro architettonico di questo borgo peloritano: si dice edificato sopra la precedente chiesa di Gesù e Maria, ha visto moltissimi rifacimenti dovuti ai numerosi eventi sismici che hanno condizionato l’ultimo millennio. Ricostruito su modello della Cattedrale di Messina è ricco di gioielli lignei e lapidei che permettono al viandante un percorso nei secoli dell’arte e della bellezza. Centro culturale sempre in fermento, nel 1749 vede la nascita della locale Accademia dei Pellegrini Affaticati, un circolo illuminista, un salotto di letteratura e politica per giovani menti e che oggi fa sorridere i pellegrini che, zaino in spalla, giungono in uni dei borghi più belli d’Italia.

INFO TECNICHE.

LUNGHEZZA: 22,2 km – DISLIVELLO: IN SALITA 618m IN DISCESA 864m

DIFFICOLTÀ: medio-impegnativo – FONDO: 54 % Sterrato – 46 % Asfalto

Traccia.

Scarica qui la traccia da Wikiloc:

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/pa-me-16-novara-castroreale-29575662

ALTIMETRIA

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